In giro per Palermo, capitale della cultura italiana 2018

In giro per Palermo, capitale della cultura italiana 2018

Esistono luoghi che ci metti una vita intera a capire, altri che ti basta posare lo sguardo per innamorartene perdutamente. Palermo per me è questo. Dalla prima volta in cui, da bambina, ci ho messo piede ho capito che c’era qualcosa di forte che mi legava a questa città, dove mi sembra sempre di respirare aria di casa. Perché Palermo è molto simile alla “mia” Napoli. Una città dalla storia millenaria, crocevia di popoli e amalgama di diverse culture che hanno lasciato un segno profondo: fenici, greci, romani, bizantini, normanni, svevi, aragonesi, francesi e spagnoli. Secoli di storia e dominazioni hanno reso Palermo la “città delle delizie”, regalandole uno straordinario patrimonio artistico e architettonico in cui convivono in perfetta armonia resti greco-romani e ville liberty, passando per teatri neoclassici, chiese dal gusto barocco e palazzi in stile arabo-normanno. Una città vivace e accogliente, straordinariamente bella nelle sue contraddizioni, resa grande dalla sua storia, sfregiata dalle stragi di mafia, riscossa dal sacrificio dei suoi eroi in toga e oggi viva più che mai, tornata ad essere – a buon diritto – capitale della cultura italiana. Una città da scoprire anche quando credi di conoscerla già. E, in effetti, questo post lo avrei potuto intitolare anche così: “Tutte quelle cose che non conoscevo ancora di Palermo e di cui mi sono innamorata a prima vista”. Perché lo ammetto: per quante volte io sia stata in questa città nella mia vita (e sono tante, credetemi!) c’è sempre, ogni volta, qualcosa che mi lascia a bocca aperta. Quest’estate ci sono ritornata per l’ennesima volta e, nonostante l’afa, posso dire di averla davvero vissuta a 360° gradi, come non mai. E devo dire “Grazie” soprattutto a due guide d’eccezione, la mia amica Giulia e sua madre, che mi hanno portato ovunque volessi andare. Una quattro giorni di full-immersion tra chiese, musei, palazzi e giardini, ma anche (e soprattutto) tra arancine, panelle, sfincioni e cannoli. Dai Quattro Canti alla spiaggia di Mondello passando per un aperitivo al mercato della Vucciria al Giardino Inglese, ho scoperto luoghi di cui ignoravo l’esistenza e ho osservato con occhi nuovi posti che avevo già visto. Perché in fondo la vera bellezza di una città è proprio questa: riuscire a sorprenderti ogni volta che la visiti. Più che una guida completa questo post è un itinerario del cuore tra le attrazioni più significative per me di Palermo, la piccola punta di un iceberg in un mare grande di tesori da non perdere…

 

Palazzo dei Normanni

Credits: Sarah Gold-Smith / Flickr

Oggi il Palazzo dei Normanni o Palazzo Reale è la sede dell’Assemblea regionale siciliana, ma c’è stato un tempo in cui coloro che governavano la città dalle sue imponenti sale si chiamavano  Federico II e Ruggero II. La più antica residenza reale d’Europa è il cuore dell’itinerario Arabo Normanno nominato nel 2015  Patrimonio Mondiale dell’Umanità” dall’UNESCO ed è stata anche la mia prima tappa, appena sbarcata a Palermo. Visitarlo è come aver compiuto un viaggio attraverso la storia di questa città. Una storia che si riflette nell’architettura particolare in cui convivono elementi bizantini, normanni e rinascimentali. Ma l’esterno suggestivo è solo il preludio a quello che di magnifico vi è custodito all’interno: la Cappella Palatina, la testimonianza più alta della convivenza armonica tra culture e civiltà differenti. Qui l’architettura latina si fonde con i mosaici bizantini, tra i più belli di tutta la Sicilia, legni intarsiati e dipinti di stile arabo, creando un’opera di raffinata bellezza.

 

San Giovanni degli Eremiti

Credits: Daniel Duce / Flickr

Di San Giovanni degli Eremiti ho un ricordo che si perde nel tempo. Mi affascinavano quelle sue ”strane” cupole di colore rosso acceso. Solo poi, da adulta, ho capito che quelle cupolette altro non erano che l’elemento simbolo dell’architettura siculo-normanna e, soprattutto, ho scoperto che in realtà rosse non lo erano mai state (tralascio il motivo e vi rimando qui per la spiegazione) . Eppure, Palermo non sarebbe la stessa senza quell’inconfondibile profilo della chiesa costruita sotto il dominio di Ruggero II sui resti di un antico convento benedettino trasformato poi in moschea. E a guardarla bene la sua struttura cubica cupolata, (in arabo, la qubba) ricorda molto le moschee islamiche. Ma la cosa più bella di San Giovanni degli Eremiti è il chiostro, immerso nel verde di un giardino lussureggiante che d’estate profuma di zagara e gelsomino, un’oasi di pace nel cuore pulsante di Palermo.

 

La Cattedrale e i suoi tetti


110 gradini. Tanti ce ne vogliono per arrivare al grande terrazzo maiolicato che sovrasta la Cattedrale di Palermo. Avevo visitato tante volte questa chiesa ma non ero mai salita sui suoi tetti, anzi, non sapevo nemmeno si potesse farlo. E posso dire che nonostante il caldo e la ripidissima scala a chiocciola ne è valsa la pena, perché quello che appare agli occhi una volta su è un paesaggio sorprendente: tutta Palermo ai tuoi piedi. Ma ciò che c’è di straordinario, oltre il panorama, è poter ammirare da un’ angolazione insolita tutta la meraviglia architettonica di questo edificio considerata un po’ come il “libro di storia di Palermo”. Dedicata a Maria Vergine dell’Assunta la Cattedrale conserva le tracce vive di tutte le dominazioni in una mescolanza di stili che la rendono unica: il portico antistante la facciata principale è in stile gotico catalano, la cupola è tardo barocca mentre l’abside presenta decorazioni arabo-normanne. L’interno invece è in stile neoclassico. Qui sono custodite anche le tombe di alcuni reali siciliani come Federico II di Svevia, Ruggiero II e Costanza d’Aragona.

 

Quattro Canti

Credits: Stijn Nieuwendijk/ Flickr

I Quattro Canti o Piazza Vigliena rappresentano il vero centro di Palermo, punto di intersezione tra gli antichi cardo e decumano della città che oggi corrispondono a via Maqueda e Corso Vittorio Emanuele, il vecchio Cassaro arabo. Si tratta di una piazza ottagonale chiamata così perché un tempo divideva la città in quattro Mandamenti, ovvero la Kalsa, La Loggia, il Capo e l’Albergheria. La sua particolarità è che ad ogni angolo della piazza si trovano quattro facciate convesse di altrettanti palazzi settecenteschi decorati a più livelli con statue allegoriche, che seguono una sorta di principio di ascensione dall’umano al divino. E così a livello strada quattro fontane, ognuna delle quali rappresenta uno dei fiumi che anticamente bagnavano Palermo (Papireto, Kemonia, Oreto e Pannaria), seguono le allegorie delle quattro stagioni (Eolo, Venere, Cerere e Bacco) e le statue di quattro re siciliani (Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV). In alto svettano poi le statue delle quattro sante protettrici di Palermo prima dell’avvento di Santa Rosalia, ossia Santa Cristina, Ninfa, Oliva e Agata. I Palermitani chiamano i Quattro Canti anche come “il teatro del sole” perchè durante il giorno almeno una delle quattro facciate è sempre illuminata dal sole.

 

Fontana Pretoria

Credits: Leandro Neumann Ciuffo / Flickr

Il nome ufficiale è Fontana Pretoria ma i palermitani l’hanno ribattezzata Fontana della Vergogna, a causa della nudità delle statue che la decorano. È uno dei simboli più rappresentativi di Palermo ed è considerata tra le più belle fontane d’Italia. Di stile tardo rinascimentale fu realizzata a Firenze per abbellire il giardino della Villa di Don Luigi Toledo, figlio del Vicerè spagnolo Don Pedro, ma venne poi trasferita pezzo per pezzo a Palermo. Sulla piazza, occupata quasi interamente dalla fontana, si affaccia lo storico Palazzo delle Aquile, sede del comune di Palermo, poco distante c’è la m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-a chiesa della Martorana, che purtroppo non sono riuscita a visitare e me ne pento amaramente, ma così avrò una scusa per ritornare…

 

Piazza Marina

Dalle esecuzioni capitali dell’Inquisizione Spagnola all’assassinio del poliziotto italo-americano Joe Petrosino, ucciso dalla mafia, sono tante le storie che si sono consumate in una delle piazze più belle della città di Palermo. Nel cuore della Kalsa, a due passi dal mare, Piazza Marina è un’oasi di pace lontana dal caos cittadino, un angolo di Palermo immerso nel verde dei giardini di Villa Garibaldi, tra palazzi storici e alberi monumentali come il Ficus macrophylla, uno degli alberi più grande d’Europa con i suoi 30 metri di altezza, i 21 metri di circonferenza e una folta chioma con un diametro di 50 metri. La domenica mattina, poi, Piazza Marina si trasforma, diventa una vetrina a cielo aperto di rare bellezze dal gusto vintage: giornali, vinili, libri, vecchie macchine fotografiche, abiti e accessori, telefoni, frammenti di memoria del passato di questa città. Piccola divagazione culinaria: se siete a Piazza Marina e vi viene fame andate da Franco u’ vastiddaru, icona del cibo da strada palermitano: panini ca meusa, panelle, arancine e cazzilli a volontà.

 

Palazzo Chiaramonte Steri

A Palazzo Chiaramonte-Steri, in piazza Marina, ci sono arrivata perché volevo assolutamente vedere da vicino la Vucciria, il celebre quadro di Renato Guttuso custodito all’interno del Salone dei baroni. Poi, però, ho scoperto che di questo palazzo, che oggi ospita il Rettorato dell’Università degli Studi di Palermo, c’era molto di più da vedere e conoscere. A metà fra un palazzo nobiliare e un austero castello medievale, Palazzo Chiaramonte – Steri, un tempo dimora dei Viceré, fu fino al 1782 sede del tribunale dell’Inquisizione, le cui celle sono oggi aperte al pubblico. In queste anguste prigioni per due secoli centinaia di uomini e donne furono reclusi e torturati in nome di Dio, accusati di eresia, bestemmia e stregoneria: frati, suore, poeti, innovatori ma anche semplici cittadini. Molti di loro lasciarono un segno del loro passaggio sulle mura delle celle: disegni, poesie e invocazioni. Testimonianze atroci delle loro sofferenze.

 

Vucciria

La Vucciria è il mercato più antico e conosciuto di Palermo. Muovendosi nel fitto intreccio di vicoli attorno a Piazza Caracciolo un tempo si potevano ritrovare tutti gli ingredienti della cucina siciliana, dalla frutta e verdura al pesce e alla carne, esposti sulle caratteristiche “Balate”. Ma di tante botteghe e bancarelle traboccanti di colori e profumi unici oggi  è rimasto ben poco.  Cuore della movida notturna palermitana, con tanti locali nei quali bere, ascoltare musica e assaporare del buon cibo da strada, lo storico mercato della Vucciria ha perso forse parte della sua vitalità, ma non la sua anima. Un’anima espressa in tutta la sua veracità nel dipinto di Renato Guttuso del 1974, intitolato “Vucciria di Palermo“, e ammirabile al Palazzo Steri: una tela immensa, tre metri per tre,  che porta in vita con crudo realismo lo storico mercato di Palermo con i suoi odori pungenti di carni sanguinolenti e di pesce,  i suoi profumi di frutta e verdura, i suoi colori e le sue urla in un vicolo strettissimo entro cui la gente scorre e si incontra.

 

Teatro Massimo

Impossibile non notarlo, passeggiando  Via Maqueda. Imponente, elegante, bellissimo nel suo stile neoclassico. Non si può non restare che abbagliati dal fascino del Teatro Massimo di Palermo, il più grande edificio teatrale lirico d’Italia e terzo per dimensioni dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. Sul suo palcoscenico si sono esibiti tra gli altri anche Caruso  e la Callas. Sulla sua monumentale scalinata di ingresso invece Francis Ford Coppola ha girato la tragica scena finale de Il Padrino – parte III. Se non avete il tempo di godervi uno spettacolo lirico o un balletto, cercate almeno di visitare il suo interno. Ma attenzione, perché tra le eleganti Sali del Massimo si aggirerebbe lo spirito della badessa del convento delle Stimmate, abbattuto per far posto al teatro, e con esso anche il cimitero. Leggenda vuole che chi non crede nelle apparizioni de “la monachella” inciampi in un particolare gradino all’ingresso struttura chiamato, appunto, gradino della suora.

 

Il Castello della Zisa

Il nome Zisa viene da Al-Azīza, che in arabo significa “la splendida”: aggettivo che da solo vale ben più di ogni altra cosa che io possa mai scrivere sul Castello della Zisa. Questo maestoso palazzo fungeva da residenza estiva dei reali, particolarmente apprezzata per la sua posizione isolata, appena al di fuori delle antiche mura della città. Una dimora destinata al riposo ma soprattutto allo svago del sovrano e della sua corte, luogo dei piaceri e delle “delizie”, e non solo quelle naturali del parco del Genoardo, a buon intenditor poche parole come si usa dire. Normanno di costruzione il Castello della Zisa è spiccatamente arabo nello stile e nella sua concezione, e a tal proposito basta ammirare l’ingegnoso sistema di ventilazione naturale di matrice araba che consentiva di espellere l’aria calda durante le afose giornate di scirocco siciliano. Come molti palazzi e residenze palermitane anche la Zisa ha i suoi misteri e le sue leggende, come quelli che circondano l’affresco barocco che decora l’arco sovrastante la Sala della Fontana, detto “diavoli della Zisa”, custodi – secondo la tradizione popolare – di un tesoro che sarebbe nascosto dentro il palazzo. La disposizione a spirale di queste figure rende impossibile contarle, si dice per impedire di rompere l’incantesimo che protegge il tesoro. Io ci ho provato e vi assicuro che dopo un po’ si perde il conto.

Il Giardino Inglese

Sotto il sole cocente di agosto il giardino inglese mi è sembrato un’oasi in mezzo al deserto. Dopo tante chiese e monumenti, mi sono concessa un momento di relax e refrigerio in questo bellissimo parco. Una vasta area verde nel bel mezzo della città, progettata seguendo la morfologia e l’andamento naturale del terreno, anziché organizzare gli spazi in modo misurato e geometrico come era per la moda “all’Italiana”. Un susseguirsi di alberi secolari e piante provenienti da tutto il mondo, collinette, sentieri, ponticelli, fontane con suggestivi giochi d’acqua, statue e anche piccole opere architettoniche come un tempietto in stile arabo-normanno e una serra in vetro e ferro battuto in tipico ottocentesco.

 

La Palazzina Cinese

Andando verso Mondello vale la pena fermarsi a visitare la Palazzina Cinese, all’interno del Parco della Favorita. Uno degli edifici più particolari e stravaganti di Palermo. Un casino di caccia acquistato e ristrutturato dal re Ferdinando IV di Borbone che è un piccolo gioiello di arte e di architettura. Io ci sono capitata davvero “per caso” e destino ha voluto che avesse da poco riaperto al pubblico. L’esterno ricorda molto le pagode cinesi, l’interno poi è un tripudio di decorazioni dal gusto orientale, con tocchi arabeggianti, neoclassici e pompeiani. Sul retro della palazzina Cinese si estende un delizioso giardino all’italiana, con siepi, labirinti e fontane. In quelle che un tempo erano le cucine e le stalle oggi ritroviamo il museo etnografico Giuseppe Pitrè, dedicato interamente alle arti e alla storia delle tradizioni popolari siciliane.

 

Mondello

Quella del Teatro Massimo non è l’unica storia di fantasmi a Palermo. A Mondello, nota e frequentata meta balneare dei Palermitani, pare ci siano almeno due case infestate: una in Via Galatea, di fronte l’Hotel Palace e l’altra a piazza Caboto. Tutti quelli che si sono avvicinati giurano e spergiurano nel dire che nelle vicinanze accadono fatti inspiegabili. Sarà vero? In ogni caso vi assicuro che passarci davanti di notte è davvero inquietante. Per fortuna che bastano pochi passi per immergersi nella movida di Mondello. Sabbia finissima e mare cristallino fanno di questa spiaggia una delle più belle al mondo. Della esclusiva località di villeggiatura, con le sue eleganti ville in stile liberty e il prestigioso stabilimento balneare Charleston, forse non è rimasto molto. Ma Mondello resta una tappa imperdibile di Palermo, per passare una bella giornata al mare, passeggiando su lungomare o gustando dell’ottimo cibo nei localini del posto.

 

Monte Pellegrino

L’arrivo Palermo con la nave è qualcosa di emozionante: il giorno nuovo che albeggia sul mare, la città che si fa sempre più vicina e l’inconfondibile  profilo, tozzo e solitario, del Monte Pellegrino che si staglia come una sentinella a difesa di Palermo. “Il più bel promontorio del mondo”, come lo definì Goethe, è una riserva naturale di oltre 1000 ettari. Alto 609 m il Monte Pellegrino offre una vista spettacolare: dalla cima, infatti, si può vedere la Conca d’Oro (la piana su cui sorge Palermo) e buona parte della costa settentrionale della Sicilia. Ma dopo qualche scatto panoramico, non dimenticate di far visita al Santuario di Santa Rosalia, la protettrice di Palermo. “a Santuzza“, come la chiamano i palermitani, morì in una grotta, ora incastonata nel edificio religioso. Ogni anno, il 15 luglio, la città celebra l’anniversario del ritrovamento  delle sue ossa con una folcloristica e partecipata processione: “u fistinu“. E se volete sentirvi dei veri palermitani, allora cimentatevi nell’acchianata, ovvero la salita a piedi del monte lungo la vecchia strada.

 
 

cappella palatina

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Morsi di Stile


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