L’amica geniale: viaggio nella Napoli di Elena Ferrante | Movie Tour

L’amica geniale: viaggio nella Napoli di Elena Ferrante | Movie Tour

Dal successo editoriale allo schermo televisivo il passo è d’obbligo per L’amica geniale di Elena Ferrante. Amata in Italia, osannata oltreoceano dove è diventata uno dei casi editoriali del 2015, tanto da aver appassionato anche personaggi illustri come la candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton, la quadrilogia della “misteriosa” scrittrice  si appresta a sbarcare sul piccolo schermo. La produrranno Wildside e Fandango,  assieme a Rai Fiction,  all’americana HBO e alla Umedia Production. La serie, la cui uscita, è prevista nel 2018, è diretta da Saverio Costanzo che ha contribuito alla sceneggiatura assieme alla stessa Elena Ferrante, al Premio Strega Francesco Piccolo e a Laura Paolucci. Il progetto prevede la produzione di quattro stagioni, ciascuna da otto episodi, per ogni capitolo della quadrilogia (L’amica geniale, Storia del Nuovo Cognome, Storia di chi fugge e di Chi Resta, Storia della Bambina Perduta), per un totale di 32 puntate.  Le prime due, presentate Fuori Concorso al 75esimo Festival del Cinema di Venezia, sono state accolte da una standing ovation e dieci minuti di applausi per le quattro giovani protagoniste della serie: ad interpretare le due amiche bambine, infatti,  ci sono Elisa Del Genio e Ludovica Nasti, mentre saranno Margherita Mazzucco e Gaia Girace a prestare il loro volto alle adolescenti Lila e Lenù.

 

Da sinistra: Ludovica-Nasti, la giovane Lila, e Elisa Del Genio, che interpreta Elena bambina / Credits: Eduardo Castaldo Wildisde/Umedia 2018

 

L’Amica geniale è la storia di un’amicizia tra due bambine, Elena Greco, detta Lenuccia, e Raffaella “Lila” Cerullo: piccole amiche e rivali nella Napoli popolare degli anni ’50, che crescono, cambiano, si invidiano e si amano a vicenda, sono l’una l’amica geniale dell’altra, lo specchio dentro cui osservare se stesse. La loro è la storia – raccontata da un’anziana Elena – dell’evolversi di un’amicizia speciale che è anche la storia delle loro due vite: prima bambine, poi giovani donne alle prese con la violenta ferocia del rione in cui vivono (L’amica geniale), adulte nei fermenti politici degli anni ’70, mogli e madri (Storia del nuovo cognome), donne affermate (Storia di chi fugge e chi resta) e mature (Storia della bambina perduta), condividendo le vicende più importanti delle loro esistenze, in un continuo capovolgimento di destini, tra distacchi e ravvicinamenti, paure e speranze, successi e fallimenti, invidia e ammirazione. Benchè Elena si sposti continuamente attraverso l’Italia (Pisa, Firenze, Milano, Torino) lo sfondo di questa storia è soprattutto Napoli, che sarà ancora una volta la protagonista indiscussa di un prodotto di respiro internazionale.

 

Credit: helst1/Flickr

 

Non si tratta della Napoli da cartolina con il golfo e il Vesuvio in bella mostra, bensì quella lontana dal mare, la Napoli povera e disperata, quella delle periferie che spera ardentemente in un riscatto, delicatamente ritratta dalla penna della Ferrante.  Una città che, come il resto d’Italia, sta cambiando sulla spinta del boom del dopoguerra e che arriva ai giorni nostri mantenendo intatta quella sua anima inafferrabile, vitale e creativa ma allo stesso tempo cinica e disincantata. Una città ambigua e lacerata dalle sue contraddizioni, sempre in bilico tra rassegnazione e speranza, tra criminalità e voglia di riscatto, tra forte attaccamento alla tradizione e slanci verso il progresso. Una città ribelle, caotica e sfacciata che ammalia gli stranieri e soffoca chi la abita. Un luogo da cui fuggire per mettersi in salvo, forse, ma a cui non si può fare a meno di ritornare.
 

Rione Luzzatti – Credit: Audrey Cerdan/L’Obs

 
Visitare la Napoli sulle tracce di Elena Ferrante significa immergersi nella vera Napoli, quella autentica e pulsante, lontana dai circuiti turistici convenzionali. Assaporarne i colori, gli odori e i sapori, lasciandosi travolgere dal suo fascino caotico  per viverla come se si fosse davvero parte di essa. E per scoprire i luoghi in cui sono nate e cresciute le due protagoniste non si può non partire dal Rione Luzzati. Il quartiere non è mai nominato esplicitamente ma molti indizi fanno capire che si tratti proprio del rione alla periferia est della città, delimitato dal carcere di Poggioreale, Via Taddeo da Sessa e lo «stradone» – spesso citato nel libro –  Via Emanuele Gianturco, che negli anni ’50 lambiva quegli stagni su cui oggi si erge il Centro Direzionale progettato dall’architetto Kenzo Tange.
 

Corso Umberto I – Credit: Armando Mancini/Flickr

 
Dalla chiesa della Sacra Famiglia, che si intravede tra le «case basse», accanto alla biblioteca e alla scuola del quartiere, le tracce di Elena e Lila si dipanano verso la Stazione Centrale di piazza Garibaldi, dove il padre di Lenuccia porta sua figlia a fare una passeggiata come premio per la promozione alle medie, e proseguono lungo il Corso Umberto I, il Rettifilo, dove Lila acquisterà il suo vestito da sposa, passando attraverso il tunnel scrostato di via Gianturco, piazza Nazionale, il Liceo Classico Garibaldi, dove studia Elena, l’Orto Botanico, l’Albergo dei Poveri, Via Foria, il Museo, fino a piazza Municipio, dove il padre di Elena lavora come usciere, e a Port’Alba, dove quest’ultima fruga tra le bancarelle di libri. A pochi isolati di distanza c’è Via Mezzocannone, dove Elena viene assunta part-time in una delle tante librerie della zona universitaria.
 

Piazza Municipio – Credit: Enrica Raia 

 
Dai quartieri più popolari all’eleganza abbagliante di Chiaia, il viaggio dei personaggi della Ferrante si snoda attraverso il quartiere dello shopping, in un percorso che dalla periferia «smarginata» arriva a Piazza dei Martiri, il salotto della Napoli bene, dove Stefano, il marito di Lila, aprirà un negozio di scarpe disegnate da sua moglie,  dove avverranno gli incontri d’amore clandestini tra Lila e Nino Sarratore, che è amato anche da Elena.
 

Piazza dei Martiri – Credit: Aprile Clarke/Flickr

 
La Napoli in torna nelle tappe di via Caracciolo, dove il padre mostrerà alla piccola Elena il Vesuvio e il mare,  via Chiaia e via dei Mille, dove le due adolescenti si perdono ammirate dal lusso e dall’eleganza di un quartiere, così lontano e diverso dal proprio. Qui è tappa d’obbligo, come per Elena con le sue figlie in Storia della bambina perduta, allo Gran Caffè Gambrinus (Via Chiaia, 1/2, Piazza Trieste e Trento), istituzione locale fondata nel 1860 dai magnifici interni in stile Art Nouveau dove sorseggiare un buon caffè napoletano immersi in una suggestiva atmosfera di altri tempi. Poco distante c’è anche la Feltrinelli (Via Santa Caterina a Chiaia, 23), la libreria dove Elena presenta il suo libro “La storia del figlio perduto”.
 

Caffè Gambrinus – Credit: Martha de Jong-Lantink/Flickr 

 
Tanti altri angoli della città partenopea sono protagonisti  della vita delle due amiche: il Vomero, il quartiere borghese le sue villette liberty e le sue vedute mozzafiato, dove un’adolescente Elena partecipa ad una festa a casa del suo professore in Corso Vittorio Emanuele; o via Torquato Tasso, dove Elena va a vivere con le due figlie quando il suo matrimonio con Pietro Airota finisce, in un appartamento invaso di luce con vista su “una distesa ondeggiante di blu ricoperto dalla massa incombente del Vesuvio”. E poi, più giù, il Sea Garden, il lido dove Elena porta al mare le figlie della Cartolaia, tra Mergellina e Posillipo. E qui dalla collina di Posillipo, tra ville immerse nel verde e panorami da togliere il fiato, il rione è solo un ricordo lontano.
 

Credits: guglielmodesign/Pixabay

 
 
I LUOGHI DELLA SERIE TV

Le riprese della prima stazione sono iniziate nell’ottobre 2017 e sono proseguite fino a giugno 2018 tra Napoli, Ischia, Gaeta e Caserta. In scena oltre 150 attori e 5mila comparse, professionisti e non, scelti dopo un casting durato otto mesi, durante i quali sono stati provinati quasi 9mila bambini e 500 adulti da tutta la Campania. Nell’adattamento televisivo, il Rione Luzzatti, fulcro della storia di Lila e Lenù, è stato interamente ricreato in studio. Una ricostruzione imponente, all’interno di un enorme set poco distante da Caserta (l’ex area industriale Saint Gobain a Marcianise): la troupe, composta da 150 tecnici, ha creato 20mila metri quadrati di set in 100 giorni di lavoro, costruendo 14 palazzine, 5 set di interni, la chiesa e un tunnel. Se l’immagine attuale del Rione, totalmente cambiato e densamente popolato, avrebbe reso impossibile l’ambientazione storica del romanzo, sono tanti i luoghi della Napoli di oggi ad aver fatto da sfondo alla serie. L’ambientazione del dopoguerra, tra costumi vintage e decine di auto, camion e autobus d’apoca, è stata riprodotta fedelmente in alcuni dei luoghi più iconici del capoluogo partenopeo, tra la Galleria Principe Umberto, in zona Museo, il Centro Storico (Via Tribunali e Port’Alba), Piazza dei Martiri, il salotto buono della città, Piazza Plebiscito e dintorni, e il celebre lungomare col molo San Vincenzo. Mentre Palazzo Gravina a Via Monteoliveto, sede della facoltà di Architettura, è il luogo prescelto a ricostruire la scuola di Lila e Lenù.

 

Lungomare Caracciolo – Credit: Enrica Raia

 

Molte le scene girate anche ad Ischia, ampiamente citata anche nei libri. Per l’esattezza ad Ischia Ponte, lungo la strada che conduce al Castello Aragonese e nei vicoletti del Borgo marinaro, catapultate in nostalgiche atmosfere da dopoguerra tra imbarcazioni d’epoca, vecchie corriere e carri trainati da cavalli. Tra le location da segnalare, anche la spiaggia dei Trecento Scalini, anche detta dell’Arenauta, tra Gaeta e Sperlonga, una delle più belle e incontaminate distese sabbiose della città del litorale pontino, che in tv dovrebbe diventare quella altrettanto celebre dei Maronti di Barano d’Ischia. 


  

Aggiornato al 26 Novembre 2018

[Credit cover: David McAughty/Flickr]
 



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.