San Gregorio Armeno: storia e curiosità della celebre via dei presepi di Napoli

San Gregorio Armeno: storia e curiosità della celebre via dei presepi di Napoli

“Tommasi’ t’e piace o presepe’?”, ripeteva papà Eduardo De Filippo a un disinteressato figlio Luca in  «Natale in casa Cupiello». In quel suo “no” stizzito, c’era il segno di una tradizione difficile da tenere ancora viva, nella Napoli degli anni Trenta. Ma in quella degli anni 2010 la tradizione secolare del presepe è più viva che mai. Lo dimostra il boom di visitatori che sotto Natale prendono d’assalto l’antico distretto culturale di San Gregorio Armeno, da secoli luogo eletto dell’arte presepiale tutta partenopea.

 

 

Accanto al babà, alla sfogliatella, alla pizza patrimonio dell’Unesco, i presepi di San Gregorio Armeno sono una tappa obbligata a cui non si può rinunciare in un viaggio nella città delle Sirene, soprattutto in prossimità delle feste. È bene saperlo, in questo periodo diventa quasi impossibile percorrere questa stretta viuzza del centro storico, l’antico cardine della città greco-romana che congiunge il decumano maggiore di Via dei Tribunali e quello inferiore di Via San Biagio dei librai (meglio nota come Spaccanapoli), senza dover sgomitare per farsi largo tra la folla di curiosi che arrivano da ogni parte del mondo ad ammirare l’esposizione di statuine, natività e presepi di ogni forma, costo e dimensione. Ma anche per i napoletani non può dirsi veramente Natale senza essere passati almeno una volta per le botteghe dei Maestri artigiani di San Gregorio Armeno. Perché come Eduardo De Filippo ci insegna a Napoli fare il presepe è da sempre una cosa seria, serissima. E ancora oggi, in ogni famiglia napoletana, vige la vecchia e tacita regola che ogni anno la natività esistente si debba arricchire, anche se si tratta di aggiungere un solo elemento.
 

Credits: John Myers / Flickr

 
Se è vero che l’origine del presepe si deve far risalire a San Francesco che nel 1223 realizzò, presso l’eremo di Greccio, la prima rappresentazione vivente della Natività, è altrettanto vero che sono stati gli artigiani napoletani del 600-700 a dargli la forma che conosciamo oggi. Nella città di Partenope comunque, quella del presepe è un’arte che viene da molto lontano. Nella stessa zona dove oggi c’è la chiesa di San Gregorio Armeno (conosciuta anche con il nome di Santa Patrizia), in epoca romana sorgeva un tempio dedicato a Cerere, la dea della terra e della fertilità a cui la popolazione locale era solita donare statuine votive in terracotta, come buon auspicio per la stagione della raccolta. Al 1021 risale la prima vera menzione di un presepio a Napoli in un documento che menziona la Chiesa di S. Maria del presepe, ma è solo nel ‘400 quando compaiono i primi figurantum sculptores che la tradizione della rappresentazione della Natività comincia a prendere le sembianze di un’arte che raggiungerà l’apice della raffinatezza solo a cavallo tra il Seicento e il Settecento. È in questo periodo che il presepe napoletano si sposta dalle chiese alle lussuose dimore dei nobili napoletani, e abbandona la sua classica struttura religiosa, raffigurante la Sacra famiglia, aprendosi al mondo “profano”. A fare da sfondo alla nascita del bambinello Gesù c’è una folla di umili personaggi popolani: ciabattini, mendicanti, osti, venditori di frutta o di carne, pescatori, acquafrescai, osti, lavandaie, tutti colti in scene di vita quotidiana. Scene che divennero sempre più particolareggiate e sfarzose nella messa in scena, influenzata sempre più dallo stile barocco partenopeo che viveva in quegli anni la sua epoca di massimo splendore.

 

Il Presepe alla Reggia di Caserta. Credits: Massimo Frasson / Flickr

 

Durante il secolo d’oro del presepe napoletano, attorno alla corte del re Carlo III di Borbone, si riunirono i più importanti artigiani e artisti dell’epoca, tra cui quel Giuseppe Sammartino, autore del grande capolavoro del Cristo Velato. E ancora oggi, l’estro di quegli artigiani, vive nelle straordinarie opere d’arte dei Maestri Di Virgilio, Capuano e Ferrigno che continuano a mantenere viva e intatta quella gloriosa tradizione settecentesca – ben rappresentata dal Presepe Cuciniello, conservato al Museo San Martino, che negli anni ha saputo rimanere al passo dei tempi senza snaturare la sua essenza artistica. E così accanto ad un’infinita varietà di statuette, minuterie, scene animate e qualsiasi altro piccolo particolare necessario a impreziosire la rappresentazione scenografica della Sacra Famiglia, trovano sempre più spazio personaggi unici e inconsueti, dai simboli più folcloristici della tradizione partenopea, come Pulcinella, Totò, Troisi, San Gennaro, Maradona e l’immancabile corno rosso ai “pastori vip”: da Trump a Kim Jong un in sella al suo missile, passando per Ciro e Genny di Gomorra a Cristiano Malgioglio del Grande Fratello Vip, fino a Sarri e “core ingrato” Higuain con tanto di corna in testa. Statuine di personaggi noti dell’attualità, spesso realizzate a tempo di record, che testimoniano l’inesauribile creatività e ironia del popolo napoletano.

 

Credits: Umberto Rotundo / Flickr

 
 

[Credits Cover: Neil Howard / Flickr]

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San Gregorio Armeno: storia e curiosità della celebre via dei presepi di Napoli
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San Gregorio Armeno: storia e curiosità della celebre via dei presepi di Napoli
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Storia e curiosità di San Gregorio Armeno, la celebre via dei presepi, uno dei più suggestivi luoghi di Napoli da visitare sotto Natale
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